Il Rapporto Clusit 2026 sulla sicurezza informatica in Italia e nel mondo ha fotografato un 2025 da record negativo: a livello globale si sono registrati 5.265 incidenti, con un aumento del 49% rispetto all’anno precedente. In Italia la situazione è altrettanto preoccupante, con 507 attacchi documentati contro i 357 del 2024, pari a una crescita del 42%.
L’Italia rappresenta ormai una quota sempre più rilevante del panorama mondiale degli attacchi cyber. Questo dato riflette anni di investimenti insufficienti nella sicurezza informatica. Ogni anno il Paese rimane sistematicamente indietro rispetto ai livelli di spesa necessari per fronteggiare efficacemente le minacce digitali.
Il cybercrime è responsabile del 60,9% degli incidenti italiani, ma la quota di hacktivismo è significativamente più alta rispetto alla media globale, spiegata dal contesto geopolitico che porta gruppi ideologicamente motivati a colpire obiettivi percepiti come schierati in conflitti internazionali. Il settore più colpito rimane quello governativo, militare e delle forze dell’ordine (28,4% degli incidenti, +290%), seguito dal manifatturiero.
Il Rapporto evidenzia la forte dipendenza tecnologica da vendor extraeuropei. Direttive come NIS2 e il Cyber Resilience Act stanno ridisegnando il panorama della compliance, imponendo alle organizzazioni di adottare la cybersecurity come elemento strutturale e non come adempimento accessorio. Sul fronte positivo, l’ACN sta supportando la creazione di ISAC (Information Sharing and Analysis Center) italiani: una delle misure più efficaci per ridurre il divario tra attaccanti e difensori.